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Mondiali 2010 – Madrid accoglie i Campioni del Mondo
La Spagna campione del mondo è tornata a casa. La Seleccion, che domenica ha trionfato nella finale di Sudafrica 2010, è atterrata all’aeroporto Barajas a Madrid. In serata la classica parata con il bus scoperto
L’aereo dell’Iberia che ha riportato a casa i Campioni del Mondo dal Sudafrica è atterrato all’aeroporto madrileno di Barajas. In giornata tutta la spedizione è attesa dal Re Juan Carlos, dal Presidente Zapatero alla Moncloa e dopo faranno il giro della città con il classico bus scoperto.
Esattamente come accaduto quattro anni fa con l’Italia e con Fabio Cannavaro, oggi è toccato al capitano della Spagna Iker Casillas scendere le scalette dell’aereo che ha riportato i Campioni del Mondo a casa con la coppa del mondo in mano. L’aereo, con le scritte ‘Campeones’ e ‘Siamo orgogliosi della nostra seleccion’ sulla carlinga, ha toccato terra alle 14.40 e dalla cabina di pilotaggio sono state esposte due bandiere spagnole.
Quando si aperto il portellone, poco dopo le 15, il portiere Iker Casillas è stato il primo giocatore ad uscire. Il capitano ha alzato la Coppa del Mondo prima di cederla al CT Vicente Del Bosque. Ora la squadra si recherà in un hotel per mangiare e riposarsi prima della grande ‘Fiesta’ il cui inizio è previsto a partire dalle 19.00, fino a notte inoltrata. Per le vie di Madrid, centinaia di migliaia di persone renderanno omaggio ai nuovi Campioni.
DUE LE VITTIME DEI FESTEGGIAMENTI: Due morti e più di cento feriti: è questo il bilancio dei festeggiamenti spagnoli della notte scorsa per la conquista del titolo mondiale da parte delle ‘furie rosse’. 74 feriti si sono registrati solo a Barcellona, dove alcuni violenti tafferugli sono avvenuti nei pressi del maxischermo allestito per la finale. La polizia è intervenuta e ha compiuto 21 arresti. Altre cinquanta persone circa a Valencia e sono state medicate in ospedale perchè ferite o in stato di ebbrezza. Altri feriti anche nei Paesi baschi: mentre festeggiavano il successo della nazionale sono stati aggrediti dai esponenti indipendentisti. La polizia ha effettuato tre fermi. A Madrid invece non si sono verificati incidenti di rilievo nonostante la grande affluenza di tifosi.
Spagna mondiale con un gol al 117′
Spagna, dunque. La Nazionale dei piccoli toreri e del dolce stil diverso, prima in Europa e, ora, campione del Mondo. Succede all’Italia di Marcello Lippi dopo aver regolato di misura l’Olanda. Ha risolto, in coda ai supplementari di un’omerica zuffa, la lama affilata di Andres Iniesta. Il rosso a Heitinga aveva lasciato gli olandesi in dieci. Colpa loro, non dell’arbitro, la cui pigrizia aveva contribuito a illuderli. Non è stata una finale da leccarsi i baffi, come documentano l’espulsione e gli undici ammoniti (otto orange). La Spagna ha cercato la vittoria più degli avversari e, per questo, l’ha meritata. E’ l’ottavo cliente a entrare nel club esclusivo dei campioni del mondo, la prima europea ad alzare la coppa in un altro continente. Complimenti, di cuore, a «Vincente» Del Bosque.
Da Italia-Francia a Olanda-Spagna, da Berlino a Johannesburg: sono passati quattro anni e il mondo scopre di avere fretta. Dopo averlo ignorato e quasi schivato, cerca un padrone in novanta minuti o giù di lì. La coppa in mano a Fabio Cannavaro suscita ricordi, palpiti, emozioni che nessuna Slovacchia cancellerà. La finale mai vista comincia, così, da un bacio e da un invasore che, giulivo, puntava dritto al trofeo. E’ imbarazzante la facilità con la quale gli spagnoli atterrano sulla partita, e ne prendono possesso. Da Xavi a Busquets a Iniesta, ognuno segue la propria rotaia. Se aspetti che sbaglino, campa cavallo; se li vai a pressare, rischi di trovarteli in porta. Le scaramucce introduttive le firma tutte Sergio Ramos: gran capocciata su punizione di Xavi (pugni di Stekelenburg); feroce sgroppata nel cuore dell’area, murata da Heitinga. Faticano, Sneijder e Van Bommel, a raffinare la manovra. Robben viene servito sempre in anticipo o in ritardo, mai sulla corsa. Van der Wiel e Van Bronckhorst si sporgono poco, paralizzati dall’altrui torello.
La sfida si consegna a una noia vigile, sporcata da tackle violenti. Non che le furie siano orsoline, penso ai rostri di Puyol, ma Van Bommel su Iniesta rischia il rosso e De Jong su Xabi Alonso, puro karate, lo meriterebbe tutto: Webb si limita al giallo e sbaglia. Capisco non voler rovinare una finale già al 28’, ma se qualcuno ci tiene ed eccede, cavoli suoi. Cinque ammoniti in meno di mezz’ora (e come minimo, manca Sneijder) testimoniano di una sfida, brutta e brulla, che la terna non riesce a governare e l’Olanda non vuole subìre. Per registrare un tiro che sia tale, bisogna attendere il sinistro di Robben, agli sgoccioli del recupero: Casillas è lì, scattante.
Alla ripresa, la Spagna zompa sul centro del ring e ricomincia a spingere indietro i rivali. Capdevila sciupa una preziosa sponda di Puyol, Mathijsen e Heitinga invocano rinforzi, Sneijder si moltiplica su Xavi e Iniesta, e anche per questo, poveraccio, latita in attacco. Non è una «bella» che stuzzichi il palato dei neutrali, ridotta com’è a una processione di formiche attese al varco da truci secondini, l’ultimo dei quali, Heitinga, timbra la caviglia di David Villa. Alla faccia del calcio totale. Di agguato in agguato, l’ordalia ne esce sfigurata e tormentata. E’ il quarto d’ora, quando Del Bosque avvicenda Pedro, un cerino bagnato, con Jesus Nava. D’improvviso, al 16’, Sneijder taglia la difesa (ciao Puyol, ciao Piqué) e smarca Robben a tu per tu con Casillas, la cui parata, strepitosa, non dispiacerà al destino.
Il tamburello, adesso, si profila più equilibrato anche se sempre avaro. Un goffo liscio di Heitinga spalanca la porta a David Villa che però, per un sortilegio dovuto ai riflessi del portiere e al rimorso del difensore, s’impapera sul più bello. Si procede per episodi, per imboscate, nella speranza di sedurre gli déi. Siamo ai livelli, infimi, di Germania-Argentina dell’Olimpico romano. A Kuyt, spremuto, subentra Elia. Xavi e Xabi si sforzano di liberare Villa sotto porta, Sergio Ramos, di testa, si divora un gol fatto, una volatona del tarantolato Robben semina il panico fra Puyol e Casillas: sono le briciole dell’ultima cena. Con Fabregas al posto di uno Xabi Alonso meno fiammeggiante del solito, si rotola istericamente verso i supplementari. Il disegno di Van Marwijk è chiaro sin dall’inizio: giocare come l’Inter di Mourinho giocò con il Barcellona. Se la fase difensiva ne è una copia abbastanza fedele, altrettanto non si può dire della manovra d’attacco, arida e confusa. Non più di un paio di occasioni, entrambe buttate da Robben. Squadre lunghe, Stekelenburg si supera su Fabregas, liberato in contropiede da Iniesta. Tocca a Van der Vaart (fuori De Jong); Jesus Navas, prezioso, impegna strenuamente il portiere. Leziosa e noiosa, la Spagna ci prova fino in fondo, di questo le va dato atto. La staffetta tra Villa e Torres inaugura l’ultimissimo round, subito solcato dal rosso, per cumulo, a Heitinga: aveva abbattuto Iniesta, sguinzagliato da Xavi. Finiscono, i batavi, come avevano cominciato: picchiando come fabbri. Il gol di Iniesta diventa, così, un piccolo ma sincero atto di giustizia. L’azione è caotica, non il passaggio di Fabregas, splendido. Iniesta, lui che aveva già salvato il Barcellona dalle unghie del Chelsea, non perdona. Campione d’Europa e del Mondo, il calcio è rosso, il calcio è Spagna.
Mondiali 2010 – Olanda-Spagna nel segno di Cruyff
La finale sarà una sfida tra due scuole che si sono contaminate tra di loro per merito di Michels e Cruyff. Una storia talmente costellata da intrecci da aver reso queste Furie Rosse simili all’Arancia Meccanica del ’74. Gli Oranje di van Marwijk assomigliano di più a quella del ’78 di Happel
Bert van Marwijk non è uno stupido. Non lo si vede soltanto da come mette in campo la sua Olanda, lo si capisce anche quando parla di calcio. A tal proposito, nei giorni scorsi ha detto una frase che vale più di molte altre se si vuol fare un confronto tra le scuole calcistiche che se la giocheranno domenica al Soccer City Stadium. “Il calcio olandese ha dato tanto al Barcellona – ha detto il ct – sin dal giorno in cui Rinus Michels si è seduto sulla panchina catalana. Ma con Guardiola sono diventati talmente bravi da diventare proprio loro un modello per noi”.
Tra tanti corsi e ricorsi storici, è bello pensare che Olanda-Spagna sia il confronto tra due realtà che possono specchiarsi l’una nell’altra. Perché la dichiarazione di van Marwijk sul Barcellona è senza troppi sforzi applicabile alla nazionale spagnola stessa. Una squadra che, per stessa ammissione di Vicente del Bosque, “si governa da sola”. Tutto merito della colonna catalana, che porta cinque giocatori all’undici titolare, ma soprattutto ne costituisce la colonna vertebrale: Piqué, Puyol, Busquets, Xavi e Iniesta. Gli automatismi delle Furie Rosse sono fondamentalmente gli stessi del Barcellona. E, quindi, la fonte è sempre quella: il mitico calcio olandese degli anni Settanta.
Il modo di gestire il possesso palla non cambia, resta qualcosa di corale e parte sin dai piedi di un difensore centrale straordinario come Piqué. L’attitudine al bel gioco, pure. Così come a reggere tutto l’impianto è l’idea di Cruyff secondo cui se tieni la palla, gli altri non possono farti gol. Quello che cambia, rispetto all’Arancia Meccanica, è la fisicità, decisamente inferiore per Xavi e compagni, gente che può competere ad alto livello solo grazie alla tecnica. E la forza della difesa, che in questa Spagna è all’ennesima potenza (vedere le tre partite consecutive senza subire un gol) per due motivi diversi tra di loro. Perché il possesso palla raggiunge il sublime e perché i singoli schierati in retroguardia spiccano per qualità individuali.
Se Olanda-Spagna sarà anche (se non soprattutto) una finale tra scuole calcistiche, possiamo dire che sarà una partita tra le più affascinanti di sempre. Perché racchiude in sé tutto il nocciolo del calcio contemporaneo post-Bosman. Contaminazione tattica e culturale, non soltanto etnica come quella che abbiamo ammirato nella Germania. La Spagna calcistica è andata in scia a una delle squadre più vincenti degli ultimi anni, integrando il modello catalano-olandese più di quanto non sia riuscita la Spagna politica. E in questo ha tratto la forza per arrivare sino al trono d’Europa, prima di potersi giocare la chance mondiale.
L’Olanda ha percorso un tragitto quasi inverso, anche grazie a van Marwijk stesso. È lui l’anello mancante in questa serie di corsi e ricorsi storici. Lui che non a caso è cresciuto nella scuola del Feyenoord, e non in quella dell’Ajax dalla quale proviene invece Cruyff. Il percorso del nuovo ct Oranje non nasce dalla fonte di Rinus Michels, ma da quella di Ernst Happel. L’austriaco che ha portato per la prima volta un club olandese al trono d’Europa e che è l’unico allenatore insieme a Ottmar Hitzfeld e José Mourinho ad aver vinto la Coppa dei Campioni con due club diversi. Ma, soprattutto, il ct dell’Olanda del 1978. Non quella di Cruyff (e Michels) del 1974, una formazione decisamente più spettacolare e divertente.
van Marwijk non pensa soltanto al possesso palla della propria squadra, ma anche a quello della formazione avversaria. A come arginarlo e a come approfittare delle pecche altrui, in sostanza. Un ragionamento che si discosta in modo leggero ma sensibile dalla filosofia di Michels e Cruyff. Un impianto di gioco che van Basten nel 2006 e nel 2008 ha provato a instaurare, ma che è riuscito soltanto in parte a mettere in pratica. van Marwijk ha fatto un passo in più e i 25 risultati utili consecutivi lo testimoniano. È riuscito a coprire le pecche di una retroguardia dai singoli non entusiasmanti con due mediani come van Bommel e de Jong. E per il resto si affida agli irresistibili Sneijder e Robben. Vivendo di fiammate, più che di controllo totale del gioco.
La finale del Mondiale sarà ora più che mai una sfida tra due storie calcistiche che si incrociano e contaminano. Al punto che questa Spagna sembra essere un po’ l’Olanda del 1974. E questa Olanda compatta e attenta alle ripartenze assomiglia tanto a quella di Happel (rinnegata da Cruyff) del 1978. Il destino, finalmente, coronerà il sogno di una delle due incompiute. Era ora.
Mondiali 2010 | Spagna – Germania: 1-0
(Rassegna stampa CORSPORT) - La Spagna, grazie a Puyol, raggiunge l’Olanda, guadagna la sua prima finale Mondiale e domenica a Johannesburg andrà in scena un ultimo atto veramente inedito, con due squadre alla ricerca del primo titolo della loro storia, una situazione che non capitava da 32 anni. Quella di ieri non è stata una bellissima partita ma alla fine si è qualificata la squadra che ha meritato di più, che ha cercato il gol. La Germania si è fermata in semifinale, come quattro anni fa. Con pieno demerito perché solo nei minuti finali, dopo il gol di Puyol, trascinata da Oezil, ha provato a raddrizzare una situazione irrecuperabile, confermando, due anni dopo Vienna, di essere ancora inferiore alla Roja. I ragazzi di Del Bosque hanno occupato benissimo il campo, concesso una sola vera occasione da gol ( Kroos e salvataggio di Casillas), asfissiato gli avversari con un pressing molto alto e un palleggio che ha esaltato le qualità tecniche dei vari Xavi, Xabi Alonso, Iniesta. La Germania è apparsa impaurita, chiusa su se stessa, scarsamente propositiva. Certo il suo atteggiamento è stato determinato anche dall’atteggiamento spagnolo, ma la squadra di Loew è parsa difettare non solo in idee (contro una squadra organizzata offensivamente e difensivamente difficile trovare gli spazi che sabato scorso hanno concesso gli statici e arruffoni argentini) ma anche in personalità.
LA SCELTA – Come preannunciato dal tam tam che ha preceduto questa semifinale, Torres, l’eroe della finale europea, è rimasto in panchina, Del Bosque gli ha fatto pagare una certa scarsa dimestichezza con il gol. Poi il ct ha voluto coprirsi un po’ di più con l’inserimento di Pedro, un attaccante di grande movimento ( ma di scarsa freddezza perché avrebbe dovuto chiudere la partita: praticamente solo davanti a Neuer si è fatto rimontare da Mertesacker). Alla scelta tattica di Del Bosque non ha risposto Loew che si è limitato a sostituire lo squalificato Mueller con Trochowski e la differenza si è subito notata.
Loew aveva promesso una partita d’attacco, non voleva vincere come gli Italiani nel 2006. Infatti, si è sistemato nella propria trequarti e di lì è raramente venuto fuori. La Germania, infatti, ha subìto il possesso degli spagnoli che, a loro volta, appena persa palla, andavano a cercarla nella trequarti avversaria tenendo costantemente sotto pressione i cucitori di gioco, Khedira e soprattutto Schweinsteiger. Iniesta e Pedro si scambiavano continuamente le posizioni. La Germania avrebbe dovuto alzare il pressing, cercare le verticalizzazioni e soprattutto gli inserimenti dei centrocampisti mettendo la palla alle spalle della linea difensiva molto alta di Xavi e compagni. Ma nel primo tempo ci è riuscita solo all’ultimo minuto (nella ripresa praticamente mai) quando ha costretto Sergio Ramos a un fallo su Ozil al limite dell’area: l’arbitro ha finto di non vedere perché se avesse visto avrebbe dovuto espellere lo spagnolo essendo il tedesco ormai in porta.
LA SVOLTA -Insomma, all’esame di maturità, i ragazzi di Loew si sono presentati impreparati anche per colpa del loro tecnico che ha puntato su Trochowski come vice Mueller pentendosi tardivamente (Kroos ha obbligato il ct a spostare a destra Oezil). La Spagna ha costruito tanto gioco ma alla fine il gol lo ha ottenuto su palla inattiva: angolo di Xavi, testa di Puyol che approfittava di un blocco di Piquè su Khedira. Ora la Spagna pregusta quella doppietta che recentemente è riuscita solo alla Francia ( Mondiale ed Europeo). E in tribuna la Regina Sofia faceva festa, avvolta nel suo abito, ovviamente rosso.
Mondiali 2010 | Uruguay – Olanda: 2-3
Prima di rientrare negli spogliatoi dopo la vittoria dell’Olanda sull’Uruguay (3-2), Wesley Sneijder ancora quasi non si capacita dell’impresa degli ‘orange’. “Certo, nella prossima partita dovremo fare di più rispetto a stasera”, ha detto ai microfoni di Sky il centrocampista dell’Inter che anche stasera è stato protagonista di una prova maiuscola ed ha segnato un gol che lo porta in testa alla classifica dei marcatori assieme allo spagnolo Villa. “Vincere con il club è bellissimo, ma arrivare a questi livelli con la propria nazionale è straordinario, sono veramente contento”, ha aggiunto.
E’ incredibile, siamo in una finale dei Mondiali, noi, un Paese così piccolo!”. E’ emozionato il ct dell’Olanda Bert van Marwijk, dopo la vittoria per 3-2 sull’Uruguay, che fa accedere gli Orange alla finale di Coppa del mondo, per la prima volta dopo 32 anni. “E’ un risultato spettacolare, c’è una nuova storia da inventare”, dice van Marwijk ai microfoni di Sky. Pur soddisfatto, però, il tecnico olandese afferma che i suoi avrebbero potuto fare meglio e rimpiange che il bottino non sia stato più ricco. “Ci è mancato il quarto gol, dobbiamo migliorare ancora di più, spingere ancora di più”, spiega.

